Colite: cos’è, sintomi, cause e come gestirla

- Cos’è la colite?
- Colite, colon irritabile e sindrome dell’intestino irritabile: sono la stessa cosa?
- Quali sono i sintomi della colite?
- Le cause della colite: perché si manifesta?
- I diversi tipi di colite
- Cosa mangiare con la colite: alimenti consigliati e da evitare
- Come gestire la colite: rimedi e buone abitudini
- Colite in gravidanza e nei bambini: alcune specificità
- Quando rivolgersi al medico?
Con il termine colite si indica, in senso medico, un’infiammazione del colon. Dietro questa definizione possono però esserci condizioni molto diverse: alcune compaiono improvvisamente e possono essere transitorie, altre hanno invece un andamento cronico, con periodi in cui i sintomi sono più intensi alternati a fasi di remissione.
Nel linguaggio comune, inoltre, la parola “colite” viene spesso utilizzata in modo più generico per descrivere mal di pancia, gonfiore addominale, crampi o alterazioni dell’alvo. Da qui nasce anche l’espressione “colite nervosa”, frequentemente associata al colon irritabile o alla sindrome dell’intestino irritabile, anche se dal punto di vista medico non si tratta della stessa condizione.
Distinguere tra questi diversi disturbi è importante, perché sintomi apparentemente simili possono avere cause differenti e richiedere approcci diversi. In questa guida vengono illustrati sintomi, cause e rimedi, insieme alle indicazioni su quando rivolgersi al medico.
Cos’è la colite?
La colite è un processo infiammatorio che interessa il colon, la parte principale dell’intestino crasso. L’infiammazione può riguardare una zona circoscritta oppure estendersi a porzioni più ampie del colon e può avere origini differenti.
Alcune forme hanno un esordio acuto, per esempio in seguito a determinate infezioni intestinali. Altre sono croniche, come la rettocolite ulcerosa e la colite microscopica, e possono alternare fasi di attività della malattia a periodi con pochi sintomi o senza sintomi.
Parlare semplicemente di “colite” non permette, dunque, di identificare una diagnosi precisa. Per comprenderne la causa occorre considerare il tipo di disturbi, la loro durata, eventuali segnali associati e, quando necessario, effettuare specifici accertamenti.
Colite, colon irritabile e sindrome dell’intestino irritabile: sono la stessa cosa?
No. Colon irritabile e sindrome dell’intestino irritabile (IBS) sono due espressioni utilizzate per indicare sostanzialmente la stessa condizione. La colite in senso proprio, invece, comporta un processo infiammatorio del colon.
La sindrome dell’intestino irritabile è classificata tra i disturbi dell’interazione intestino-cervello. Può provocare dolore addominale, gonfiore e cambiamenti nelle evacuazioni, con diarrea, stitichezza oppure un’alternanza delle due, ma non è caratterizzata dalle alterazioni infiammatorie proprie delle coliti organiche.
Proprio per questo non si può capire se si soffre di colite semplicemente dalla presenza di crampi, gonfiore o diarrea: gli stessi sintomi possono comparire nell’intestino irritabile e in numerose altre condizioni gastrointestinali.
Anche l’espressione “colite nervosa” può generare confusione. È un termine colloquiale, utilizzato soprattutto per descrivere disturbi intestinali influenzati da stress ed emozioni, ma non identifica una specifica malattia infiammatoria del colon.
Quali sono i sintomi della colite?
I sintomi possono cambiare molto a seconda della causa, dell’estensione dell’infiammazione e della sua intensità.
Tra le manifestazioni più comuni rientrano dolore e crampi addominali, diarrea, aumento della frequenza delle evacuazioni, urgenza di andare in bagno, gonfiore e presenza di muco nelle feci. In alcuni tipi di colite possono comparire anche sangue nelle feci, febbre, stanchezza e perdita di peso.
Una diarrea intensa può causare anche una perdita significativa di liquidi e sali minerali, con conseguente rischio di disidratazione.
Dove fa male se si ha la colite?
Non esiste un punto preciso dell’addome che permetta da solo di riconoscere una colite.
Il dolore può essere diffuso oppure localizzarsi maggiormente in alcune zone dell’addome, a seconda del tratto di colon coinvolto. Può manifestarsi sotto forma di crampi, essere associato allo stimolo di evacuare oppure risultare più continuo.
La posizione del dolore non è quindi sufficiente per distinguere una colite dalla sindrome dell’intestino irritabile, da una gastroenterite o da altre condizioni gastrointestinali.
Come si capisce se si ha la colite?
Non è possibile capire se si ha una colite dai soli sintomi, perché crampi, gonfiore e diarrea compaiono in molte condizioni. La conferma richiede una valutazione medica, che parte dalla storia dei sintomi e può prevedere esami del sangue e delle feci ed eventualmente una colonscopia con biopsie.
Le cause della colite: perché si manifesta?
La colite non ha un’unica causa: possono essere coinvolte infezioni intestinali, malattie infiammatorie croniche, una ridotta irrorazione sanguigna del colon o altre condizioni infiammatorie specifiche. Il termine comprende infatti patologie che possono avere meccanismi molto differenti.
Alcune forme sono legate a infezioni intestinali. In altri casi l’infiammazione fa parte di una malattia infiammatoria cronica intestinale, come la rettocolite ulcerosa. Esistono poi coliti causate da una riduzione dell’afflusso di sangue al colon, come la colite ischemica, e altre condizioni infiammatorie specifiche, tra cui la colite microscopica.
Anche il microbiota intestinale, cioè l’insieme dei microrganismi che popolano l’intestino, viene studiato per il possibile ruolo in diverse patologie gastrointestinali. Nelle persone con malattie infiammatorie intestinali sono state osservate differenze nella composizione del microbiota rispetto alle persone sane, ma il rapporto di causa ed effetto è complesso e ancora oggetto di ricerca.
È preferibile, di conseguenza, non considerare genericamente la disbiosi intestinale come la causa diretta della colite: può essere coinvolta o associata ad alcuni quadri intestinali, insieme a fattori immunitari, genetici e ambientali.
Colite nervosa e stress: il ruolo dell’asse intestino-cervello
Intestino e cervello comunicano continuamente attraverso il cosiddetto asse intestino-cervello, un sistema complesso che coinvolge sistema nervoso, ormoni, sistema immunitario e funzioni gastrointestinali.
Lo stress può influenzare la motilità dell’intestino e la percezione degli stimoli intestinali. Per alcune persone questo significa avvertire maggiormente dolore, gonfiore o bisogno di evacuare nei periodi di maggiore tensione emotiva.
È soprattutto in questo contesto che si sente parlare di “colite da stress” o “colite nervosa”. Più frequentemente, però, questi disturbi sono riconducibili alla sindrome dell’intestino irritabile, che non equivale a un’infiammazione del colon.
Anche chi convive con una malattia infiammatoria cronica intestinale può osservare variazioni dei sintomi nei periodi di stress, ma questo non significa che sia lo stress, da solo, a causare la malattia.
I diversi tipi di colite
Non tutte le coliti hanno la stessa origine o lo stesso andamento. Identificare la condizione responsabile dell’infiammazione è quindi fondamentale per stabilire come gestirla.
Colite ulcerosa e morbo di Crohn
La rettocolite ulcerosa, spesso chiamata semplicemente colite ulcerosa, è una malattia infiammatoria cronica che interessa il colon e il retto. Può provocare diarrea, sangue nelle feci, dolore addominale e forte urgenza evacuativa, alternando generalmente periodi di attività della malattia e fasi di remissione.
La malattia di Crohn, nota anche come morbo di Crohn, appartiene anch’essa alle malattie infiammatorie croniche intestinali, ma non è propriamente una colite in tutti i casi: può infatti interessare diversi tratti dell’apparato digerente, dalla bocca all’ano. Quando coinvolge il colon può provocare sintomi simili a quelli di altre forme di colite.
Quali sono le terapie per la colite ulcerosa?
Le terapie per la colite ulcerosa vengono scelte in base all’estensione e alla gravità della malattia. Possono comprendere farmaci antinfiammatori intestinali come la mesalazina, indicata soprattutto nelle forme da lievi a moderate, corticosteroidi per controllare alcune fasi acute e, quando necessario, farmaci biologici o altre terapie mirate. Nei casi in cui i farmaci non siano sufficienti o compaiano determinate complicanze può essere presa in considerazione anche la chirurgia.
Il trattamento deve essere definito dal gastroenterologo e adattato nel tempo alla risposta della singola persona.
Colite infettiva
Alcune infezioni gastrointestinali causate da batteri, virus o parassiti possono interessare il colon e provocare un quadro di colite o enterocolite.
Possono essere contratte attraverso alimenti o acqua contaminati e, in alcuni casi, essere associate a viaggi in aree a rischio, come accade nella diarrea del viaggiatore. I sintomi possono comprendere diarrea, dolore e crampi addominali, nausea, febbre e talvolta sangue nelle feci.
La terapia dipende dal microrganismo responsabile e dalla gravità dell’infezione. Gli antibiotici, per esempio, non sono necessari in tutte le forme di diarrea infettiva e non dovrebbero essere assunti autonomamente.
Particolare attenzione va riservata all’idratazione, soprattutto quando le scariche sono numerose.
Colite ischemica
La colite ischemica si verifica quando si riduce l’apporto di sangue a una parte del colon. La riduzione del flusso sanguigno può provocare infiammazione e danno dei tessuti intestinali.
Tra le manifestazioni possibili ci sono dolore addominale, spesso comparso in modo improvviso, bisogno urgente di evacuare e presenza di sangue nelle feci.
Poiché un dolore marcato e un sanguinamento intestinale possono indicare una condizione che necessita di una valutazione rapida, questi sintomi non dovrebbero essere attribuiti autonomamente a una generica “colite”.
Colite microscopica
La colite microscopica è una malattia infiammatoria cronica del colon che si manifesta soprattutto con diarrea acquosa persistente, solitamente senza sangue.
La particolarità è che durante una colonscopia la mucosa del colon può apparire normale. Le alterazioni responsabili della malattia vengono infatti riconosciute esaminando al microscopio campioni di tessuto prelevati durante l’esame.
Ai fini della diagnosi sono necessarie biopsie del colon.
Cosa mangiare con la colite: alimenti consigliati e da evitare
Quando compaiono disturbi intestinali viene naturale chiedersi quali cibi evitare e quali, invece, possano aiutare. Con la colite, però, non esiste una dieta valida per tutti.
Le indicazioni cambiano in base alla causa della colite, alla fase della malattia e alla tolleranza individuale. Un alimento che provoca fastidio in una persona può essere perfettamente tollerato da un’altra.
Nella rettocolite ulcerosa, per esempio, non è stato dimostrato che un singolo alimento provochi la malattia o che esista una lista di cibi che peggiori universalmente l’infiammazione. Durante le fasi sintomatiche può però accadere che alcuni alimenti o bevande siano temporaneamente meno tollerati. Alcune persone riferiscono una minore tolleranza verso alcol, bevande gassate, cibi molto grassi o piccanti e, in caso di diarrea, verso alimenti ricchi di fibre insolubili o di lattosio, mentre risultano in genere meglio tollerati alimenti semplici e cotti, come riso, patate, carote cotte, pesce e carni magre. Si tratta di indicazioni generali, che non sostituiscono il parere del medico o del nutrizionista.
In linea generale è preferibile partire da un’alimentazione varia, equilibrata e adeguata alle proprie esigenze, adattandola in caso di specifici disturbi. Se la diarrea è intensa, mantenere una corretta idratazione diventa particolarmente importante. Per indicazioni sull’alimentazione durante episodi di diarrea intensa è possibile consultare l’approfondimento su cosa mangiare con la dissenteria.
Anche le restrizioni alimentari prolungate andrebbero evitate senza una reale indicazione: eliminare intere categorie di alimenti può infatti aumentare il rischio di un apporto nutrizionale insufficiente. Quando i sintomi persistono o la dieta diventa molto limitata può essere utile confrontarsi con il medico o con un professionista della nutrizione.
Un diario alimentare e dei sintomi può inoltre aiutare a individuare eventuali associazioni ricorrenti senza attribuire automaticamente a un singolo alimento la causa della colite.
Come gestire la colite: rimedi e buone abitudini
La gestione della colite dipende soprattutto dalla causa. Una forma infettiva, una malattia infiammatoria cronica e una colite ischemica richiedono infatti interventi differenti: non esiste un unico “rimedio per la colite” adatto a ogni situazione.
Nel quotidiano è comunque utile prestare attenzione ad alcune abitudini che possono favorire il benessere gastrointestinale: mantenere una buona idratazione, seguire un’alimentazione equilibrata, rispettare per quanto possibile una certa regolarità nei pasti e mantenersi fisicamente attivi in base alle proprie condizioni.
Anche sonno e gestione dello stress possono avere un ruolo nel modo in cui vengono percepiti e vissuti i disturbi intestinali, soprattutto nelle persone con sindrome dell’intestino irritabile.
Quale ruolo possono avere i probiotici?
Il microbiota intestinale svolge numerose funzioni e il suo rapporto con le patologie gastrointestinali è oggetto di un’intensa attività di ricerca. Da qui nasce anche l’interesse per i probiotici. È però importante distinguere il sostegno al benessere e all’equilibrio del microbiota dal trattamento di una vera malattia infiammatoria.
Gli effetti dei probiotici possono dipendere dalla specifica condizione, dal ceppo o dalla combinazione di microrganismi utilizzati e dalla formulazione. Non è corretto considerare tutti i probiotici equivalenti o presentarli come un trattamento indistinto per qualsiasi tipo di colite.
Per la rettocolite ulcerosa, in particolare, le più recenti linee guida cliniche non considerano sufficienti le evidenze per raccomandarne l’uso routinario come terapia primaria per ottenere o mantenere la remissione.
Dopo una diagnosi di colite, l’eventuale utilizzo di un probiotico va quindi valutato nel contesto della propria situazione e non deve sostituire le terapie indicate dal medico.
Colite in gravidanza e nei bambini: alcune specificità
Gravidanza e infanzia richiedono maggiore prudenza di fronte a sintomi gastrointestinali: occorre evitare l’autodiagnosi e la perdita di liquidi può avere conseguenze più rilevanti.
Colite in gravidanza
Diarrea e dolore addominale possono comparire durante la gravidanza per ragioni diverse e non indicano necessariamente una colite.
In caso di sintomi intensi o persistenti, febbre, sangue nelle feci, vomito frequente o difficoltà a mantenere una buona idratazione è opportuno rivolgersi al medico.
Per le donne che convivono già con una malattia infiammatoria cronica intestinale, mantenere il controllo della patologia durante la gravidanza è particolarmente importante. Le terapie devono essere valutate individualmente insieme agli specialisti e i farmaci non dovrebbero essere sospesi o modificati autonomamente.
Colite nei bambini
Nei bambini la diarrea è spesso dovuta a un’infezione intestinale, ma può avere numerose altre cause. Il termine “colite” non andrebbe pertanto utilizzato per descrivere in modo generico qualsiasi episodio di diarrea o mal di pancia.
Merita attenzione la disidratazione, soprattutto nei neonati e nei bambini piccoli, nei quali può svilupparsi più rapidamente.
È opportuno chiedere indicazioni al pediatra in caso di diarrea intensa o persistente e rivolgersi rapidamente a un medico se compaiono sangue nelle feci, feci nere e catramose, dolore intenso, vomito frequente, febbre significativa, scarsa assunzione di liquidi o segni di disidratazione.
Anche disturbi intestinali che tendono a ripresentarsi, perdita di peso o difficoltà nella crescita meritano una valutazione medica.
Quando rivolgersi al medico?
Crampi, gonfiore o una breve alterazione delle evacuazioni non indicano necessariamente una colite. Quando però i sintomi sono intensi, persistono o sono accompagnati da altri segnali, è opportuno non affidarsi all’autodiagnosi.
È consigliabile chiedere una valutazione medica soprattutto in presenza di sangue nelle feci, feci nere e catramose, febbre elevata o persistente, dolore addominale intenso o improvviso, diarrea abbondante o prolungata, perdita di peso non intenzionale o segni di disidratazione, come forte sete, riduzione della quantità di urine, debolezza o capogiri.
Una particolare cautela è indicata durante la gravidanza, nei bambini piccoli, nelle persone anziane e in chi ha altre patologie o un sistema immunitario compromesso.
Per capire se si tratta effettivamente di una colite, il medico parte dalla storia dei sintomi e dalla visita. A seconda del quadro possono essere richiesti esami del sangue e delle feci, utili per individuare eventuali infezioni, segni di infiammazione, anemia o altre alterazioni. In alcune situazioni è indicata un’endoscopia del colon, come la colonscopia, che permette di osservare direttamente la mucosa e, se necessario, eseguire biopsie. Altri esami possono essere scelti in base alla patologia sospettata.
Non esiste quindi un unico test che permetta genericamente di “diagnosticare la colite”: individuare la causa dei sintomi è il passaggio fondamentale per scegliere il trattamento più appropriato.
