P R O L I F E
I probiotici inattivi sono efficaci?
Si chiamano “tindalizzati”. Sono i fermenti lattici resi inattivi attraverso procedimento termico. Hanno la stessa efficacia dei fermenti lattici vivi?
Questo articolo è pubblicato in Le Notizie Prolife

probiotici-tindalizzatiDa qualche tempo si è aperta una discussione sui cosiddetti probiotici tindalizzati. Sono probiotici sottoposti a trattamento termico a 56°C per 30 minuti. Praticamente vengono sterilizzati, ma in questo modo i batteri vengono anche uccisi.

I probiotici tindalizzati avrebbero questi vantaggi:
– più stabili, perché inattaccabili da acidi gastrici e succhi biliari;
– più sicuri, perché non possono riprodursi e perciò non possono nemmeno essere causa di potenziali infezioni.

Sull’efficacia dei tindalizzati, rispetto ai probiotici vivi, vanno fatte delle precisazioni.
1) A rigore, non possono essere considerati probiotici.
2) Sono stabili in quanto “morti”.
3) Non esiste un numero di studi clinici ricco e consolidato nel tempo come nel caso dei probiotici vivi.

1. NO vivi, NO probiotici.
Il concetto di vitalità è determinante per distinguere i probiotici da altri microrganismi. FAO e Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, definiscono i probiotici come “Microrganismi vivi che, ingeriti in adeguate quantità, esercitano funzioni benefiche sull’organismo”. Questa definizione è stata ripresa in Italia dal Ministero della Salute nelle “Linee Guida sui probiotici e prebiotici”. Le diverse organizzazioni della salute, dunque, sottolineano come solo i prodotti contenenti cellule vive e vitali possono chiamarsi probiotici. I tindalizzati non lo sono, perché il trattamento di sterilizzazione a cui sono sottoposti blocca tutte le loro attività vitali e riproduttive.

2. Tindalizzati: stabili, ma inattivi.
Ma non si tratta soltanto di una questione di definizione. Anni e anni di documentazione scientifica hanno dimostrato che i probiotici devono essere vivi per esplicare il loro effetto benefico. Devono riprodursi e colonizzare l’intestino per combattere i microrganismi nocivi e favorire la diffusione di quelli benefici. L’attività dei probiotici dipende proprio dalla loro vitalità. E’ vero che i tindalizzati sono stabili. Ma lo sono perché sono resi inattivi. E’ come se fossero morti.

3. Probiotici: sicurezza dimostrata.
Non è vero, perciò, che i probiotici siano meno sicuri dei tindalizzati. Il fatto che si riproducano non rappresenta una causa potenziale di infezione. Al contrario, favorisce un’attività di controllo e riequilibrio delle alterazioni intestinali. D’altra parte i probiotici sono selezionati fra le specie batteriche che hanno una lunga storia di uso sicuro e sono stati sottoposti nel tempo a numerosissimi test in vitro e in vivo. Particolare attenzione è prestata alla scelta di ceppi batterici che non presentino resistenze di tipo antibiotico, potenzialmente trasmissibili ai batteri patogeni. Infine, tutti gli studi clinici e di sicurezza fanno riferimento alle linee guida sui probiotici di diverse organizzazioni internazionali: FAO/Organizzazione Mondiale della Sanità, Autorità Europea di Sicurezza Alimentare (EFSA), Ministero della Salute italiano.

Bibliografia

1) EFSA BIOHAZ Panel (EFSA Panel on Biological Hazards): Scientific opinion on the maintenance of the list of QPS biological agents intentionally added to food and feed (2013 update). EFSA J 2013, 11:3449

2) FAO/WHO Expert Consultation. Health and nutritional properties of probiotics in food including powder milk with live lactic acid bacteria (2001).
3) FAO/WHO Working Group Report on Drafting Guidelines for the Evaluation of Probiotics in Food, London, Ontario, Canada, April 30 and May 1, 2002.

4) Hill C, Guarner F, Reid G, Gibson GR, Merenstein DJ, Pot B, Morelli L, Canani RB, Flint HJ, Salminen S, Calder PC, Sanders ME. (2014). The International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics consensus statement on the scope and appropriate use of the term probiotic. Nature Rev Gastroenterol Hepatol 11, 506-514.

5) Ministero della Salute, Dipartimento Sanità Pubblica veterinaria, Sicurezza Alimentare, LINEE Guida su probiotici e prebiotici Revisione maggio 2013.

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